Questo sistema mobile permette di progettare e realizzare mostre interattive utilizzando la realtà aumentata. Modelli 3D interattivi compaiono all’interno del dispositivo dell’utente dopo aver installato AugmentedART. Le strutture 3D sono generate a partire da acquisizioni basate su fotogrammetria 3D per ricostruire la superficie esterna e la texture dei modelli interattivi, questi modelli 3D sono stati fusi con strutture 3D topografiche ottenute con raggi X e Risonanza Magnetica. Queste due tecnologie, normalmente utilizzate in ambito biomedico e clinico, permettono di visualizzare anche l’interno degli oggetti reali differenziando materiali o fasi diverse che compongono i manufatti.

 

Diversi algoritmi sviluppati per aumentare la fruibilità e l’interattività del sistema utente permettono di visualizzare dettagli morfologici delle strutture 3D dei manufatti altrimenti invisibili, fornire informazioni agli studiosi e analisi quantitative delle geometrie e dei difetti, presenza di acqua o di manipolazioni avvenute nel corso del tempo. La fusione di queste rappresentazioni  permette di ottenere stime  quantitative di parametri fondamentali per il restauro e la conservazione dei beni culturali e forniscono al visitatore della mostra un’esperienza unica di approfondire in modo diretto e visivo conoscenze che altrimenti rimarrebbero nascoste in trattati specialistici. 

 

Come esempio mostriamo un video ottenuto attraverso analisi di Risonanza Magnetica di un fuso del Neolitico rinvenuto nel sito della Marmotta presso Anguillara – Sabazia sulle sponde del lago di Bracciano. Questo fuso estremamente delicato è costituito da un supporto ligneo attorno al quale è avvolto un filo per tessitura ritorto e intrecciato.

Più semplice e comprensibile visualizzare la ricostruzione della superficie esterna del fuso (in giallo nelle immagini) e poi eliminare il filo visualizzando soltanto il supporto in legno. Scopriamo che l’oggetto è ancora più delicato del previsto, il supporto ligneo è fratturato in 3 elementi ed è tenuto insieme dal filo impregnato di sostanze organiche che lo hanno conservato integro nel corso dei millenni!

Per centinaia di migliaia di anni, nel Paleolitico, gli uomini vissero cacciando e raccogliendo frutti e radici selvatiche. Solo circa diecimila anni fa l’uomo si è affrancato da queste attività erratiche e aleatorie addomesticando le piante che servivano come sostentamento, formando comunità sempre più numerose e stanziali.

Si trattò di un cambiamento che sovvertiva completamente il modo di vivere dei nostri antenati e che gli archeologi identificano come “Rivoluzione Neolitica”

Le tecniche di mietitura delle popolazioni Neolitiche dell’Europa Centrale sono ben documentate grazie ad gran numero di ritrovamenti. Nel sito della Marmotta, sul fondo del lago di Bracciano presso Roma, diversi falcetti perfettamente conservati sono stati rinvenuti, fatti di un manico in legno lievemente ricurvo con inserti litici.

Dall’analisi della lucentezza e dell’usura del taglio delle lame è possibile intuire quanto intensiva fosse la pratica della mietitura e il tipo di cereali coltivati.

Un modello tridimensionale di un falcetto del tardo Neolitico conservato al Museo Pigorini è stato realizzato tramite tecniche di fotogrammetria digitale nell’ambito di un progetto di mostra interattiva.